Non circolano molte notizie sul Guatemala o non tante come dovrebbero, almeno a partire dal  3 giugno scorso,  dopo le violenti esplosioni del Volcan de Fuego. Da una parte l’esercito governativo filtra le notizie della tragedia per “non creare allarmismo” , dall’altra i cartelli della droga e gli apparati clandestini dello Stato non vogliono un’ attenzione mediatica che possa ostacolare le vie del narcotraffico; infine i radar dei mass media  internazionali sono come spenti o captano al minimo le notizie perché scarsamente interessati ad occuparsi di uno stato con poca valenza geopolitica.

Ma il Guatemala, pur senza la tragedia del Volcan de Fuego, avrebbe   bisogno dell’attenzione internazionale: gli ultimi dati a disposizione parlano di un 59,2% di guatemaltechi in condizioni di seria ristrettezza economica (era il 51% nel 2006) e di un 23,4% in condizioni di estrema povertà. Il Guatemala è l’unica regione del Centro America che, negli ultimi anni ha aumentato il livello di povertà (più 7%), condizione resa drammatica anche dallo sfruttamento degli agro esportatori del caffè, delle banane, dello zucchero ai servizi delle multinazionali straniere. E, come se non bastasse, il Guatemala è uno dei 5 Paesi con il più alto livello di denutrizione al mondo: è appena inferiore a quello dei Paesi dove c’è un conflitto in corso, come l’Afghanistan o lo Yemen, ma supera di gran lunga quello del 90% dei Paesi africani. Secondo i dati Unicef il tasso di malnutrizione cronica nei bambini sotto i 5 anni è del 49,8%, il più alto in America Centrale e uno dei più alti del mondo. E, inoltre: nei primi sei mesi del 2016 ci sono stati 1.103 parti con madri tra i 10 e 14 anni (il 90% dei casi il padre è un parente e tra questi il 30% è frutto della violenza del padre); il tasso di femminicidio e di violenza su minori è tra i più alti dell’America Latina: 150 mila minori spariscono ogni anno.

Ora con il vulcano a seminare altre e maggiori tragedie, l’attenzione verso il Guatemala diventa doverosa, sia eticamente che solidaristicamente.

Il vulcano  (situato a 35 km a sud ovest dalla capitale guatemalteca), ha eruttato – da un’altezza di 3.763 metri – la sua lava con una potenza tale da sommergere interi villaggi.

Le proporzioni della tragedia sono destinate ad andare ben al di là dei dati ufficiali dell’organismo governativo Conred (Agenzia Nazionale per la Riduzione dei disastri): ad una settimana dall’inizio dell’eruzione 1.713.671 persone sono state interessate dalle sue conseguenze, di cui 650.000 bambini e adolescenti,  con 110 vittime accertate, 197 dispersi, 58 feriti e 7.393 necessitanti di assistenza medica. Il totale delle persone evacuate è di 12.507, di cui 3.710 sistemate in alberghi.

E, passata una settimana, continua l’allerta nei dipartimenti di Escuintla, Chimaltenango e Sacatepéquez. Il vulcano, oltre alla lava e alla cenere, ha sprigionato gas tossici: flussi piroclastici che – dopo una crepa nel cono espellente i gas e apertasi nell’esplosione del 3 giugno – minacciano ulteriormente i dipartimenti.

Gli abitanti non possono rientrare nei luoghi di residenza interessati dall’eruzione.

La Conred ha avvertito i residenti che non è sicuro tornare sui luoghi devastanti dall’eruzione: le condizioni sono ancora proibitive  e sono  uno dei motivi che ha portato alla sospensione delle operazioni di ricerca. Infatti, dopo una settimana dall’eruzione,  la temperatura del materiale vulcanico è ancora compresa tra i 100 e i 700°C,  fatto che determina il rischio principale per chiunque si avventuri nelle zone disastrate. Il terreno alle pendici del vulcano è molto instabile e la discesa di Lahar (da un termine giavanese che significa lava e sta a indicare un mix di acqua, materiale vulcanico, tronchi di alberi ed enormi rocce) è costante. Ad esempio, la temperatura dei detriti a 5 giorni dall’eruzione del Volcan de Fuego, era altissima: a 20 cm di profondità 100°C, ad oltre un metro 700°C.. In queste condizioni, per recuperare i resti di una persona senza vita, si rischia di perdere la propria. Le autorità stesse riportano difficoltà nei lavori di rimozione dei detriti e pulizia delle strade: “Abbiamo a che fare con luoghi dove nelle strade i detriti raggiungono i 10 metri di altezza con temperature di 45°C in superficie e 300°Cgià a mezzo metro di profondità”.

A sette giorni dalla violenta esplosione del 3 giugno, il vulcano sta generando da sette a nove esplosioni ogni 60 minuti; queste, a loro volta, generano spessi pennacchi di fumo che raggiungono i 4.800 metri sul livello del mare e si disperdono in direzione ovest e sud-ovest, a una distanza di 5 chilometri. Le esplosioni verticali nel cratere principale causano  la caduta di cenere nelle comunità di San Pedro Yepocapa, Santa Sofia, El Porvenir e Sangre de Cristo.

LE RAGIONI DELL’INTERVENTO
Quanto finora esposto è più che sufficiente, senza ulteriori motivazioni, a fare muovere coscienze, menti e cuori. Però – pur mettendo da parte gli eventi emergenziali –  è anche vero che sono tantissime le situazioni nel mondo bisognose di aiuto: basta fare girare un mappamondo e posizionarci sopra, a caso, un dito.

Mondo in cammino ne è consapevole. Per questo, nelle sue scelte, ha sempre cercato di seguire –coerentemente – le proprie radici, partendo dal “ volontariato fatto con i piedi”,  ovvero occupandosi di quelle parti del mondo in cui la propria presenza è concreta, cioè in grado di permettere una gestione seria e diretta delle azioni e dei progetti.

Così è stato per il terremoto in Emilia, per l’alluvione in Sardegna, per il terremoto in Centro Italia; così lo è per il Caucaso del Nord piagato dai conflitti, per l’Ucraina e la Bielorussa colpite ancora oggi dalle conseguenze del fallout di Chernobyl; così lo vorrà essere, ora, per il Guatemala e, in futuro, per Aleppo e per i sostegno delle mense dei poveri in Italia.

In secondo luogo, Mondo in cammino non è mai intervenuta operativamente nelle prime fasi emergenziali, se non per la raccolta dei fondi necessari per l’avvio successivo di microprogetti mirati alla ricostruzione o agli sforzi per il ripristino della “normalità”, sia materiale che psicologica. In fase di immediata emergenza è giusto che intervengano soccorritori capaci e responsabili; per di più è anche la fase in cui viene riversata la percentuale maggiore dei  contributi delle campagne solidaristiche. E’ giusto così! Ma c’è un momento in cui il clamore emergenziale cade; da lì in poi – in maniera sottile e nell’indifferenza crescente – cominciano ad instaurarsi, pian piano, le successive fasi dell’oblio. E’ in quel momento che interviene Mondo in cammino, sfruttando le risorse raccolte nella fase emergenziale e continuando la raccolta e l’informazione.

E l’informazione è il terzo aspetto fondamentale. I microprogetti non si possono attuare senza accompagnarsi parallelamente alla conoscenza di quanto avviene e, se del caso, alla denuncia di irregolarità, ma soprattutto monitorando i diritti civili e umani calpestati perché, in ogni tragedia,  alcuni di essi rimangono sospesi, se non addirittura dimenticati e negati. Basta pensare, nel caso del Guatemala, al diritto alla casa, allo studio, alla salute, al lavoro, alla sicurezza, alla personalità giuridica, alla partecipazione. E’ il secondo assioma di Mondo in cammino: “Non esiste solidarietà senza il rispetto dei diritti umani”.

LA PRESENZA
In Guatemala, “il volontariato fatto con i piedi” è rappresentato dal socio di Mondo in cammino, Ermilio Taverna. Ermilio è iscritto all’associazione dal 2012, anno in cui ha incominciato – senza mai interromperla – la sua collaborazione occupandosi e partecipando, dopo il terremoto, a un campo estivo di volontari a Finale Emilia, gestito insieme alla Ong CEFA (una Ong, guarda caso, che da 18 anni opera in Guatemala nel campo dell’educazione, alimentazione ed uguaglianza).

Ermilio, proprio domenica 3 giugno è stato bloccato dall’eruzione all’aeroporto di Città di Guatemala, dopo un periodo di permanenza di 2 mesi passato a prestare la sua opera di volontario, oltre che per la realizzazione di 6 stufe ” por las mujeres” di Manos Amigas, per i lavori di completamento di una clinica dentale solidale nel villaggio di Yepocapa, paese di 23.000 abitanti, nel dipartimento di Chimaltenango a 1.449 metri di altezza, proprio ai piedi del Volcan de Fuego. Ermilio è poi riuscito a tornare in Italia il 5 giugno.

La “storia” di Ermilio con il Guatemala è iniziata nel 2013, quando si recò laggiù per la prima volta per progetti in campo sanitario con l’Associazione Rekko che sostiene due centri, uno ad Antigua e l’altro a Yepokapa. Ne restò fortemente colpito: una terra meravigliosa sotto l’aspetto naturalistico e ambientale, ma tanto povera. Grazie a quella prima esperienza entra in contatto con l’Associazione Manos Amigas che, nella città di San Andrés Itzapa, ha un centro di recupero per donne e una scuola infantile, dove trovano ospitalità una cinquantina di donne che hanno subito vari tipi di violenza e circa 200 bambini dal futuro incerto.

Grazie a queste esperienze il rapporto di Ermilio con il Guatemala si è consolidato e ogni anno vi ritorna, dai due ai tre mesi, per occuparsi del centro di recupero, della clinica dentale e per sostenere una trentina di famiglie attraverso una borsa “basica”  (erogazione, una volta al mese, di generi alimentari, prodotti per l’igiene, integratori vitaminici per i bambini e piccoli aiuti economici per l’acquisto di farmaci).

MICROPROGETTI
Grazie alla azione e mediazione di Ermilio, e in collaborazione con le associazioni a cui lui stesso fa riferimento (in primis “Manos amigas” e “Rekko”), gli aiuti saranno destinati a microprogetti per la ricostruzione di edifici pubblici (scuole, asili nido, centri di aggregazione, case per donne e minori, centri per le associazioni di volontariato, ecc.) o altri edifici o, più in generale, progetti la cui gestione dovrà passare attraverso la direzione e il controllo delle associazioni elencate operanti in partenariato con Mondo in cammino. In seguito, in base agli introiti delle donazioni, i microprogetti individuati saranno elencati e dettagliati pubblicamente.

TEMPISTICA
Sulla base delle donazioni l’avvio delle prime fasi microprogettuali dovrà avvenire fra settembre e ottobre 2018. La conclusione della campagna per il Guatemala viene fissata ad aprile 2019, con possibilità di estensione in base alla contingenza e ai finanziamenti.

COME SOSTENERE
Per  contributi economici:

IBAN BANCARI:
– IT 97 R 05018 01000 000015127707 (per BANCA ETICA)
– IT 17 R 08833 30261 000110111496  (per BCC Casalgrasso e Sant’Albano Stura)

IBAN POSTALEIT 76 U 07601 01600 000002926169 

CONTO CORRENTE POSTALE: 000002926169

CARTA POSTEPAY: numero carta: 4176 3106 8168 0883 (CF: BNFMSM53A09H835M)

Tutti i conti sono intestati a: Organizzazione di volontariato “Mondo in cammino”.

DONAZIONI ONLINE CON CARTA DI CREDITO:

CAUSALE UNICA: GUATEMALA

DEDUCIBILITA’ FISCALE
Tutte le donazioni pervenute con una delle modalità indicate possono usufruire della deducibilità fiscale. Scrivere a: info@mondoincammino.org

TRASPARENZA
Tutte le donazioni verranno periodicamente aggiornate e riportate per consultazione e verifica su questo sito.

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