Nella faccia triste di Denis è scolpita l’impotenza di in futuro che già gli sfugge perché più veloce di quella crescita che Chernobyl ha imprigionato e preso in ostaggio nel suo corpo.

Denis ha 15 anni, ma una crescita evolutiva di un bambino di 8/9 anni, drammatica conseguenza di quella compromissione genetica che ha incominciato a manifestarsi sempre di più nella seconda generazione dei bambini di Chernobyl.

La porta che si chiude dietro Denis nel video “Il cibo che uccide i bambini di Chernobyl” sembra anticipare e rappresentare la chiusura delle aspettative per una crescita ed un futuro normali.

Denis ha bisogno di cure costanti, ma diventa sempre più difficile assicurargliele.
Anche il Ministero della Sanità ucraino, espressione di uno stato in default economico e che ha spostato e continua a spostare l’interesse dalle zone di Chernobyl a quelle del Donbass, non può che dichiarare la propria resa. Una resa che richiama maggiori  colpevolezze, a cominciare dalla Comunità Europea e che dovrebbe riguardare la consapevolezza e la coscienza di ogni suo cittadino.

Denis vive nella provincia di Ivankov che, oltre ad essere tuttora contaminata dai vari ri-fallout di Chernobyl, subisce anche quello di una seconda Chernobyl, rappresentata dall’impianto a biomasse EkoTES che quotidianamente  brucia legna radioattiva e distribuisce all’agricoltura le ceneri prodotte (un impianto che, paradossalmente, è stato finanziato proprio dalla Banca Europea per lo Sviluppo e la Ricostruzione)

Denis sa che Chernobyl è responsabile del suo destino e, per di più, glielo testimoniano anche tutti quegli stranieri che lo incontrano, che gli danno una pacca sulle spalle e che non fanno in tempo ad asciugarsi le lacrime perché già in viaggio verso quella centrale che li fa sentire importanti come “turisti di Chernobyl”.

Non  sa, però, Denis che le cure gli saranno sospese a marzo del prossimo anno non per conclusione della terapia, ma per mancanza di soldi; non sa Denis che le sue cure costano 8.400 euro all’anno, 700 euro al mese; non sa Denis che i suoi genitori dovranno necessariamente accontentarsi della “verità” delle istituzioni e che dovranno trasformare quel poco di residua consapevolezza in pietà verso il proprio figlio e in rassegnazione, una costante a cui la povertà li ha da tempo abituati.

I 700 euro al mese per Denis rappresentano la quota di dolore che va moltiplicata per i molti bambini di Chernobyl sparsi fra Ucraina, Bielorussia e Russia e in altre varie parti del mondo (non sono forse bambini di Chernobyl quelli che anche da noi, in tenera età, sono stati sottoposti al fallout di Chernobyl e hanno sviluppato patologie tiroidee?); nello specifico essi rappresentano, soprattutto, quella quota di dolore che accomuna tutti  i bambini delle province di Polesie e Ivankov che, a causa della sospensione del finanziamento delle mense scolastiche da parte dello stato ucraino, costringe – nel cuore dell’Europa -1900 bambini dai 5 ai 15 anni anche a 10 ore di digiuno forzato e che, se non si interverrà, trasformerà i danni genetici, ormai già presenti e manifesti in percentuali crescenti, in un futuro con le prospettive segnate, come quelle di Denis.

Assicurare l’accesso e il diritto al cibo è la fondamentale, necessaria e imprescindibile prevenzione per cercare di sconfiggere la circostante e avvolgente realtà di contaminazione, figlia del doppio fallout chernobyliano e inducente quegli stati di immunodepressione che sono l’anticamera verso peggiori stati di salute e verso quello strisciante e crescente genocidio locale di cui ogni cimitero, in zona, comincia ad esserne testimonianza (vedere per credere!)

Denis, come Vladik, è uno e tutti.

Denis come tutti gli altri, ha bisogno delle cure, ma soprattutto ha bisogno di non essere dimenticato. Denis ci indica un futuro che potrà interessarci se non sapremo porre fine alla follia nucleare.

Se riusciremo a ricordarci di Denis sicuramente troveremo la maniera di aiutarlo e con lui tutti gli altri: non dimentichiamo nessuno e continuiamo a sostenere con maggior vigore il progetto “Oltre Radinka” a loro dedicato, donando da subito, senza indugio e con fiducia! Già nella prima metà  di gennaio 2018 l’aiuto sarà portato direttamente e concretamente in loco e rafforzerà quello già donato a settembre: sarà fatto tutto quanto possibile per Vladik, per Denis e per tutti gli altri, assicurando l’acceso al cibo al maggior numero possibile dei 1900 bambini a cui non è garantito o è garantito  solo parzialmente.

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« Ultima modifica: 07 Dic 17, 15:10:26 pm da Administrator »

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