Nell’ultima missione in Ucraina il dottor Bandazhevsky mi ha consegnato una lettera. E’ la lettera di una dottoressa dell’ospedale di Ivankov, indirizzata al proprio Direttore Sanitario per chiedere aiuto per le cure della propria figlia.

Si tratta di una madre che umilia la propria dignità umana per chiedere aiuto economico al proprio “capo”, dopo avere già sofferto precedentemente per la morte in giovane età del marito a causa delle complicanze di un grave diabete.

Anche il marito era medico nello stesso ospedale di Ivankov: pensare che un medico sia morto giovane per una patologia che – paradossalmente – lui stesso curava negli altri, mi ha fatto venire in mente una mail ricevuta due giorni fa da un ingegnere che, con supponenza, mi ha scritto, a proposito di Chernobyl: “Francamente trovo che generare ansie sia criminale, specialmente quando si usa l’ ignoranza delle persone”. Oltre che essermi preso del “criminale”, scopro che chi mi segue è “ignorante”. Chi sta dietro un tavolino e non frequenta le popolazioni che vivono ancora oggi sotto l’influenza del fallout di Chernobyl, non ha certo incontrato casi simili che sono, purtroppo, all’ordine del giorno e peri quali – come nel caso del diabete – è provata la correlazione con il fallout, così come hanno dimostrato diverse ricerche di medici russi, ucraini e bielorussi che, però, l’AIEA non si è fatta scrupoli  di censurare anni fa, impedendone la divulgazione.

Trovo, invece, da parte mia, che sia criminale ignorare casi come questo, ed altri ancora, sposando non la politica di un’altra disinformazione, bensì quella più delittuosa della minimizzazione o negazione del danno nucleare.

La figlia, per cui la madre chiede aiuto, è affetta da una malattia genetica a cui si stanno aggiungendo altre complicanze. La malattia genetica è la sindrome di Marfan, ovvero un complesso disordine ereditario a carico del tessuto connettivo, che colpisce principalmente occhi, sistema cardiovascolare e sistema muscolo scheletrico. Tuttavia, considerando che ogni organo è costituito da tessuto connettivo, la sindrome di Marfan può idealmente distruggere ed interferire pesantemente con crescita e funzione di ogni sede anatomica.

Non mi pare di usare l’ignoranza delle persone se affermo che non è un caso che tale patologia si sia sviluppata in queste regioni, come non è un caso che le ricerche del prof. Bandazhevsky abbiano finalmente dimostrato – senza possibilità di errori o supposizioni minimaliste – la trasmissione genetica del danno nucleare nella seconda generazione dei bambini di Chernobyl.

Oltre le luci e la modernità “europea”di Kiev, c’è un’Ucraina periferica, in cui resta forte il retaggio postsovietico sia nei manufatti che nella cultura; c’è un’ Ucraina che fa fatica ad andare avanti con stipendi da fame; c’è un’Ucraina che non può permettersi di curare i propri figli; c’è, insomma , un’Ucraina abbandonata a se stessa. Questa è l’Ucraina che si trova nei territori contaminati di Chernobyl: un’Ucraina in cui la radioattività si associa alla miseria, sua malvagia compagna e assieme scavano derive sociali in cui scivola e si annulla la speranza del futuro.

Ecco la lettera di Liudmila F.

Io, Liudmyla F., abitante in Ivankov, mi rivolgo a Lei con una richiesta di aiuto per le cure mediche di mia figlia Darja, nata il 10 marzo 2004, di cui sono l’unico genitore (il padre è morto nel 2005 in seguito a un’insufficienza renale legate al diabete di tipo 1 di cui soffriva). Darja ha un’invalidità dalla nascita (una malformazione congenita dell’apparato digerente).
Nel dicembre del 2017 le condizioni di mia figlia sono notevolmente peggiorati. Dopo ulteriori esami si è giunti a una nuova diagnosi: sindrome di Marfan, displasia dell’anca, coxartrosi bilaterale di 1-2 livello, molto dolorosa.
La bambina ha bisogno di ricevere cure mediche presso l’Istituto di traumatologia e ortopedia dell’Accademia ucraina di scienze mediche: necessita di un’osteotomia di entrambi i femori e di una protesi metallica. In seguito necessiterà di una prolungata riabilitazione e di una seconda operazione per la rimozione degli impianti di osteosintesi metallici.
L’operazione è gratuita, ma bisogna acquistare tutti i materiali necessari, che costano circa 3000$. La riabilitazione e la seconda operazione sono molto costose. Io lavoro all’Ospedale pediatrico centrale di Ivankov come oncologa a tempo pieno e oftalmologa part-time. Il reddito della nostra famiglia, ovvero il mio stipendio, ammonta a 4100 grivne al mese (144,8 $).
Non ho la possibilità di pagare autonomamente le cure di mia figlia. Vi chiedo di aiutarmi, così che mia figlia possa muoversi autonomamente e non restare legata a una sedia a rotelle.
Vi ringrazio!

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